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24 Gennaio 2024

Pietre d’inciampo 2024: la storia di Arturo e Lucia Beltrando

In via Garibaldi, vicino al Centro InformaGiovani, nuove placche ricordano la vita di due fratelli deportati per la loro scelta partigiana

Silvia Bruno

Posa pietre d'inciampo di Arturo e Lucia Beltrando

Le pietre d’inciampo di Arturo e Lucia Beltrando

In occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio, quest’anno Torino avrà 10 nuove pietre d’inciampo, che continuano il progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare nel tessuto urbanistico delle città un ricordo diffuso delle persone deportate nei campi di sterminio nazisti.
Nata nel 1992 e ormai nota, l’iniziativa consiste nell’incorporare, nei marciapiedi e nelle strade davanti a dove abitavano le vittime, dei blocchi di pietra ricoperti da una placca di ottone con sopra incisi i loro nomi e la data di nascita, di deportazione e, se conosciuta, di morte.

A Torino le pose 2024 sono iniziate nei giorni scorsi e fra le tante storie che emergono scegliamo di raccontare quella di due fratelli, ricordati in altrettante pietre vicino al Centro InformaGiovani, in via Garibaldi 31. Si tratta di Arturo e Lucia Beltrando.
Nati nel cuneese rispettivamente nel 1900 e 1902, a metà degli anni Trenta si trasferiscono a Torino, dove lui lavora come operaio e lei come sarta. Entrati nella Resistenza, iniziano la loro attività di partigiani nel settembre del 1943 all’interno della Formazione Matteotti. Due mesi dopo vengono arrestati e portati alle Carceri Le Nuove; a questo punto le loro vite si dividono per sempre.

Arturo viene caricato sul primo treno (un carro bestiame) che parte dalla Stazione Porta Nuova per i campi di sterminio, destinazione Mauthausen, dove arriva il 14 gennaio 1944. Da qui in poco più di un anno viene spostato in altri sottocampi fino a Bergen Belsen, dove muore il 30 aprile 1945, alcuni giorni dopo l’arrivo delle forze inglesi e canadesi.
Sappiamo che nei mesi precedenti Arturo è vittima di terribili sofferenze grazie a un suo compagno di prigionia, un medico torinese che a guerra finita in una lettera – conservata dalla Fondazione Istituto torinese Antonio Gramsci – offre una cruda testimonianza della vita nei campi.

La destinataria della lettera è Lucia, che ha una sorte migliore del fratello, pur subendo anche lei la deportazione.
Dopo alcuni mesi nel carcere torinese infatti, nel giugno 1944 viene caricata su un convoglio che da Porta Nuova la porta a Ravensbrück, per poi essere spostata in altri sottocampi. Obbligata ai lavori forzati, il 20 aprile 1945 inizia la marcia di sgombero con le sue compagne e in seguito viene liberata da una pattuglia russa.
Il 15 settembre dello stesso anno Lucia riesce a tornare a Torino, dove muore nel 1970, senza ricevere alcun indennizzo per i gravi problemi di salute derivati dall’esperienza nei lager.

 

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Commenti (1)

  1. Beltrando Elisabetta Rita ha detto:

    Buongiorno Sig.ra Bruno ho solo oggi letto l’articolo scritto da lei in memoria di mio nonno Arturo Beltrando e la sorella Lucia con grande commozione mia e di mio papa’ Luigi orfano di guerra , in quanto non ha mai conosciuto papà Arturo; la sofferenza di un’intera vita di un bambino nato sotto le bombe, e le poche parole di mia nonna sulla deportazione e poi il nulla….. fino ad oggi ………….
    Avrei il piacere di conoscerla io e mio papà
    Con grande stima Beltrando Elisabetta.

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